SAVIO E TERZO SETTORE: UN LEGAME MAI INTERROTTO

Nonostante la crisi economica, Savio non ha ridotto la sua attenzione verso il territorio e ha mantenuto salde le forniture delle cooperative sociali locali. Il responsabile del personale Zin: “Un’azienda non può essere solo una profit, se crea un legame col territorio in cui opera”

Quanto contano le persone oggi in un’azienda con le dimensioni di Savio, che ha oltre 400 dipendenti a Pordenone e altri stabilimenti nel mondo?

Le persone sono e restano i mezzi tramite i quali la Savio agisce, quindi le loro qualità, conoscenze e competenze rimangono le leve fondamentali per il successo dell’azienda.
Per la Direzione aziendale risulta importante riuscire a coinvolgere e responsabilizzare i dipendenti per garantire un futuro alla società.

L’azienda Savio collabora oramai anche con alcune cooperative sociali (tra cui Futura), commissionando lavorazioni di assemblaggio. Che cosa significa per una multinazionale come Savio collaborare con il Terzo Settore includendolo, in qualche modo, nella sfera produttiva? Si tratta di una questione di convenienza o è una scelta ben precisa che trova fondamento nell’etica e di attenzione verso il sociale.

Un’azienda senza un cuore non riesce a creare un legame con il territorio in cui opera, di conseguenza la scelta di impiegare come fornitori delle cooperative sociali ha il significato di sentirsi parte della comunità locale offrendo a tutti opportunità di lavoro, senza dimenticare che la finalità di un’impresa è il profitto: pertanto la collaborazione con il Terzo Settore non può limitarsi ad essere semplicemente un’opera di beneficienza, ma offrire anche delle convenienze di vario tipo, non esclusivamente economico.

Quali sono gli effetti dati dalla presenza di persone svantaggiate in azienda? Esistono pratiche del lavoro inclusive anche all’estero?

Credo che l’esperienza di Savio sia frutto di un approccio al sociale oggi non facilmente ripetibile ed esportabile.
Nel passato certe scelte risultavano più facili anche grazie a margini economici ora non più ripetibili, questo ha consentito il diffondersi di una certa cultura aziendale volta all’inclusione ed il sedimentarsi di esperienze positive.
Ciò risulta sempre più difficile da mantenere per il diverso modo di programmare e produrre le macchine richieste dal mercato.
Con il decentramento di pre-assemblati e il ricorso a lavoratori somministrati copriamo le punte di lavoro, mentre riportando in sede tutto quanto è possibile evitiamo il ricorso a ristrutturazioni in caso di frenate del mercato.
Questo modo di operare si sposa con difficoltà con la possibilità di conservare postazioni di lavoro per personale diversamente abile, ma può permettere di alimentare, anche se in modo non continuo, dei fornitori che possono essere anche le cooperative sociali.

Mi chiedo se durante l’ultimo periodo di crisi economica, lei abbia trovato forza e incoraggiamento nell’appartenere a un’azienda che ha una storia importante. Mi riferisco, in particolare, alla frase affermata da Luciano Savio “Il progresso sta nella realizzazione delle utopie”.
Quanto pesa ancor oggi l’eredità di Luciano Savio all’interno della multinazionale?

Ho avuto modo di ripeterlo più volte che la Savio è riuscita a superare i 100 anni di vita grazie al contributo di tutti quanti hanno lavorato al suo interno e si sono impegnati per garantire continuità all’azienda.
Sono state importanti la scelte di Savio, facilitate dai margini più ampi dei suoi tempi, per dare un’impronta all’azienda, ma non penso sia trascurabile l’impegno dell’ENI di favorire la nascita del Gruppo Savio Portatori Handicap.
Diciamo che i successivi passaggi di proprietà della società non hanno modificato questa “impronta” che aveva l’azienda.
Si è cercato di adattare ai tempi quello che si può considerare un fiore all’occhiello di Savio e credo che ciò sia dovuto al fatto che chi decide di vivere e lavorare per tanto tempo in questa azienda significa che ne sposa anche l’approccio al tema dell’handicap.

Quanto e come, secondo lei, la cooperazione sociale può essere di supporto alle grandi aziende multinazionali?

Penso che tutto debba essere governato da norme di legge flessibili e adattabili alle singole realtà.
Lacci troppo stretti penalizzano nei fatti la parte più debole perché la parte più forte trova il modo di svincolarsi, mentre regole precise, non eccessivamente penalizzanti, ma applicabili a tutti possono permettere alla cooperazione sociale di continuare a esistere ed operare.

È una domanda a cui è difficile rispondere, io esprimo questa opinione frutto del mio punto di vista, ma forse è una domanda da porre alla politica.

Come pensa si evolverà l’approccio aziendale di Savio Macchine Tessili rispetto al Welfare in futuro?

È un tema nuovo che offre grandi opportunità alle aziende perché norme di legge recenti ne favoriscono l’applicazione e il nuovo contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici ha dato ulteriore impulso in questa direzione.
A breve inizieremo la trattative per il rinnovo del contratto aziendale integrativo e vedremo dove andremo a finire…

Paolo Belluzzo
paolobelluzzo@futuracoopsociale.it

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