RENDERSI AUTONOMI CON UNA DISABILITÀ: É POSSIBILE?

RENDERSI AUTONOMI CON UNA DISABILITÀ: É POSSIBILE?

Sabato 30 aprile, sono stato invitato a fare una testimonianza al corso per “Terapisti occupazionali” presso “La Nostra Famiglia” di Conegliano,

sede staccata dell’Università di Padova. La mia non è stata l’unica, ma altre testimonianze si erano tenute durante la mattinata; tutte, comunque, centralizzate sull’importanza anche per noi persone disabili di riuscire a diventare più autonome possibile. Il corso, tenuto anche dal professor Francesco Favero di San Vito al Tagliamento che mi ha esteso l’invito, non è un corso “tecnico” bensì motivazionale che vuol far riflettere gli studenti su un aspetto tanto caro a questa professione. In altre parole si tratta di riuscire a smontare certi pregiudizi. A noi, che pur “convivendo” quotidianamente con dei limiti fisici siamo riusciti a conquistare diverse autonomie, era chiesto quali siano stati gli ostacoli incontrati e quali agevolazioni ci hanno impedito e/o permesso di raggiungere queste indipendenze e libertà.

Qui di seguito l’intervento che ho tenuto quel giorno con la speranza che possa essere utile, in qualche modo, anche ad altre persone. Confido che possa essere uno spunto di discussione, soprattutto adesso, in un momento in cui il mondo della disabilità sta vivendo molte evoluzioni in diversi fronti. Sarei soddisfatto, quindi, se queste mie esperienze di vita potessero aprire un ulteriore dibattito. Intanto buona lettura!

Buon pomeriggio a Tutti!

Con molto piacere, ho accettato l’invito da parte del professor Francesco di venire a far quattro chiacchiere con voi oggi.
Mi presento: mi chiamo Paolo e ho 47 anni. Vivo a San Vito al Tagliamento, presso la struttura residenziale gestita dalla cooperativa sociale “Il Granello”. Beh, sorvolo sulle mie condizioni fisiche, direi evidenti! Convivo, infatti, con una tetra paresi spastica, sin dalla nascita e che mi limita, da sempre, nel fare parecchie azioni e cose da solo. Vi confesso che si tratti di una “convivenza” non sempre piacevole, anzi!

Ma secondo voi, una persona come me, mai stata autosufficiente a mangiare, a bere e nemmeno di andare in cesso da solo, potrebbe aver frequentato dei corsi professionali, potrebbe aver lavorato, per un periodo, a “Il Gazzettino di Pordenone”, potrebbe aver scritto un libro autobiografico… Ed ancora: potrebbe aver compiuto dei viaggi, organizzandosi la vacanza dapprima quasi completamente da solo e, infine ma non da meno importanza, aver deciso da solo, dopo 13 anni, di trasferirsi a vivere in un’altra comunità residenziale? Sarà vero tutto questo? Scoprirete tutto ciò dopo che io vi abbia raccontato alcuni aneddoti di vita vissuta, centralizzati, in particolar modo, al tema che affrontiamo oggi che è: l’autonomia.

Premetto che ho frequentato le scuole elementari presso “La Nostra Famiglia” di San Vito al Tagliamento, dove ho avuto modo di fare anche riabilitazione. Terminate le elementari, l’assistente sociale di tale centro fisioterapico, aveva voluto a tutti i costi che anch’io frequentassi le scuole medie inferiori al mio paese. Obiettivo nonostante i miei genitori non fossero d’accordo per una serie di problematiche che, nei primi anni ’80, effettivamente esistevano: il problema del trasporto, delle barriere architettoniche presenti in quell’edificio scolastico vecchiotto (ad es. aule al secondo piano e non c’era l’ascensore). Sorvolo sulle peripezie compiute e sulla disponibilità strepitosa di alcune persone che, a vario titolo, mi avevano dato durante quei tre anni. Desidero piuttosto soffermarmi sulla “penna” che usavo a quel l’epoca: la macchina da scrivere elettrica. Che incubo! Se fosse esistito il computer, ¾ di fatica in meno! Tra l’altro avevo il cestino della carta sempre strapieno! Sono sempre stato un tipo pignolo, preciso: dopo qualche errore di battitura, preferivo ricominciare da capo. Per cambiare il foglio, avevo bisogno di qualcuno: non riuscivo da solo!

Terminate le scuole medie, avrei desiderato frequentare le superiori (sono un ragioniere mancato!): desiderio condiviso sempre dall’assistente sociale e non dai miei genitori. i problemi erano effettivamente maggiori, non così facili da risolvere a quei tempi. Problemi legati al trasporto, alle barriere architettoniche, all’assistenza che avrei necessitato durante l’orario scolastico. Penso che ci avrebbe dato una grossa mano la Legge Quadro sull’Handicap, 104 uscita poi nel ’92.
Non tutti i mali, però, vengono a nuocere come si suol dire! Alcuni anni dopo, infatti, ho avuto modo di frequentare due corsi di grafica (tra cui uno serale) presso il “Villaggio del Fanciullo” di Pordenone. Nella vita sarei, infatti, operatore grafico: professione che ho avuto modo di svolgere fino a due anni fa presso Futura cooperativa sociale di San Vito al Tagliamento. Cooperativa dove lavoro da 23 anni, assunto a tempo indeterminato, tramite la legge 381/91 che favoriva l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Fino al giugno 2013, svolgevo la composizione grafica di bigliettini da visita, volantini, locandine ma, in particolar modo, partecipazioni di matrimonio. Da quasi tre anni, invece, scrivo articoli (faccio interviste) su e per Futura; materiale che va poi pubblicato sul sito e blog della cooperativa. Il blog si chiama FuturaVillage: se avete occasione, vi invito ad andarlo a visitare. Quest’ultimo incarico lavorativo mi piace di più, in quanto è per me più stimolante e più arricchente. Apro una breve parentesi nel confessarvi che il lavoro è anche per me indice di dignità e, per quanto sia possibile, di indipendenza economica.
Come potete notare, l’invenzione del computer è stato per me una manna dal cielo: oltre a scrivere, mi permette di lavorare, di tenermi aggiornato e comunicare col mondo intero.

A Cjasaluna, nella comunità dove ho abitato per una quindicina d’anni, uno degli obiettivi principali per i quali gli educatori e operatori lavoravano da sempre, era rendere anche la persona disabile più autonoma possibile. Vi confesso che, specie agli inizi, detestavo la parola “Autonomia”, poiché ero abituato da sempre che fossero i miei genitori a provvedere in toto alle mie necessità e ai miei bisogni. Per cui, arrivato in comunità, doverti ricordare, quando uscivo di casa, di avere sempre dietro la carrozzina lo zaino, che contenesse tutto l’occorrente che mi serviva, per me era una cosa inconcepibile, stratosferica. Oppure chi si pensava di mandare all’assistente sociale del comune la richiesta per usufruire del trasporto per andare a lavorare e tornare a casa?! Quante lavate di capo, quante sgridate! Questo sino a quando, un bel giorno, ho capito che avevano ragione gli operatori. Ho capito quanto fosse importante assumere anch’io le mie responsabilità, quanto fosse importante farcela da solo sbrigare le mie faccende. D’allora mi ricordo in automatico dello zaino con l’occorrente; d’allora mi ricordo in automatico i miei appuntamenti e i miei impegni. Che soddisfazione riuscire a fare le cose da solo! In questi casi, la disabilità come la carrozzina, come per magia, scompaiono. Volere è, secondo me, potere!

Grazie per l’ascolto. Attendo adesso le vostre domande-curiosità, spero siano numerose!

Paolo Belluzzo
paolobelluzo@futuracoopsociale.it

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