I PRIMI ANNI AL D.U.M. E LA RIVOLUZIONE AVVENUTA IN ME

Dal settembre 1985, mi reco a trascorrere le vacanze estive presso la Comunità di Volontariato “Dinsi Une Man”, che significa “Diamoci Una Mano”. È con questo motto friulano che l’associazione organizza, dai primi anni ’70, soggiorni marini per persone disabili mediante l’intervento gratuito del volontariato.
L’esperienza era nata nella quasi sperduta Pineta di Lignano proponendo uno stile di vita comunitario e di condivisione, dove ogni persona è artefice di una “diversa” storia umana. Nel 2003 si era trasferita poi a Bibione presso una struttura del C.I.F. (Centro Italiano Femminile), trovando un’adeguata accoglienza per diversi anni.
Dall’anno prossimo, però, noi del D.U.M. non potremo più usufruire di tale struttura. Nell’attesa di trovare un’altra “casa”, sabato 27 agosto è stata organizzata una festa presso il C.I.F. per ricordare le radici del D.U.M. ma anche come momento di riflessione per poi spiccare il volo.
Durante la festa, infatti, è stato riservato uno spazio in cui alcune persone hanno tenuto una testimonianza di come la loro esperienza al D.U.M. si sia rivelata un “trampolino di lancio” per il loro futuro. Anch’io sono stato tra queste persone e ho pensato di condividere anche con voi, che seguite FuturaVillage, la testimonianza che ho tenuto quella sera.

Buonasera a Tutti,
per chi non mi conoscesse, sono Paolo Belluzzo e provengo dal pordenonese.
Con immenso piacere, ho accettato l’invito di raccontarvi stasera le mie esperienze al D.U.M., che sono giunte a quota trenta. Ringrazio molto anche Carlo che si è reso disponibile a leggere queste mie righe.
Ho avuto la grossa fortuna di conoscere questa meravigliosa realtà quando avevo 16 anni. Stasera mi sentite parlare in questo modo del D.U.M., ma dovete sapere che il secondo giorno di quel mio primissimo turno, datato settembre 1985, volevo tornarmene a casa subito. Caspita, che errore madornale se lo avessi fatto! Cosa mi sarei perso?!!!!

Già verso la fine di quel turno, infatti – e per fortuna dico anche -, era scattato in me qualcosa che mi aveva fatto innamorare del D.U.M. e …si sa! Il primo amore non si scorda mai. C’era qualcosa di così bello e magico che mi aveva fatto innamorare di quel tipo di esperienza-vacanza, c’erano persone autentiche, senza pregiudizi e con tanta voglia di “darsi una mano” per trascorrere insieme una vacanza oserei dire insolita. Si trattava di quella realtà comunitaria, allora sperduta nella Pineta di Lignano: eravamo “accampati” nelle roulotte e in quei prefabbricati riutilizzati dopo il terremoto in Friuli. Ricordo che a collegare il prefabbricato delle camere con quello della zona giorno, c’era un lungo tunnel verde sempre situato in mezzo alla natura; un tunnel sotto il quale chissà quante amicizie sincere sono nate e si sono consolidate poi nel tempo. Lì, vicino a noi, c’era anche un campeggio militare col quale avevamo instaurato un buon rapporto di collaborazione. C’era pure lo spazio militare che sostituiva anche per noi l’attuale servizio dei bar.

Di quelle prime esperienze a Lignano, mi tornano in mente varie persone conosciute e varie scene quotidiane. Tipo: il buongiorno del mattino che il nostro parroco Roberto Revelant – nonché uno dei Padri fondatori del D.U.M. – ci dava al microfono; Evelina sempre super impegnata con le faccende domestiche, ma sempre pronta a lanciare un sorriso, a dar una mano; Tina de Roma che, dalla cucina, urlava spesso dietro al figlio Gianfranco che ne combinava sempre una peggio di Bertoldo. Ricordo con piacere Rita Basso, Rosa, Celestina, Valerio Molaro, Marietto (quest’ultimo diceva spesso “Cate, Cate!”); la nonna Teresa Tutbo! Ricordo anche Sonia e Adriano, Ambrogina e Aldo, il gruppo di volontari codroipesi e il gruppo di Ghirano di Prata (Pn); ricordo pure, sempre con nostalgia, gli amici della numerosa associazione ”Il Millepiedi” di Albignasego. Altre svariate persone, che ho avuto la fortuna di conoscere nel corso di questa trentina d’anni al D.U.M., e che meriterebbero di essere ugualmente citate, ma mi è, in pratica, impossibile farlo. Posso però confessarvi che la stragrande maggioranza di queste persone hanno lasciato in me dei loro segmenti di vita unici, stupendi e molto preziosi. Persone che porterò sempre nel cuore.

Il D.U.M., comunque, non si è mai limitato a garantire un “posto al sole” a noi persone disabili. Si è sempre premurato piuttosto a sconvolgere e stravolgere la vita di un sacco di persone che vi sono “passate” divenendo, il più delle volte, un “trampolino di lancio” per la loro vita. Lo è stato anche per la mia, per fortuna!
Ben presto qualcuno – in particolare Enrico Florean, un vecchio volontario diventato in seguito un mio carissimo amico – mi aveva spronato a vedere oltre la mia disabilità, ovvero a non essere più un pigrone, uno che si piangeva addosso, bensì uno che poteva diventare protagonista di se stesso e della propria vita. Non solo Enrico infatti, aveva visto anche in me delle potenzialità che avrei potuto e dovuto sfruttare a beneficio mio e degli altri.
Un giorno avevo capito finalmente che queste persone avevano ragione; così mi sono rimboccato le maniche come si suol dire. Entrai a far parte della redazione de “I Nostri Fogli”, all’epoca un modesto ma originale giornalino: scrivevo articoli dando poi una mano a Livia nella corrispondenza. Livia Bonan era stata direttore responsabile de “I Nostri Fogli”, ma soprattutto un altro Pilastro D.U.M. “volato in cielo” alcuni anni fa. Anche di Livia ho dei ricordi stupendi, ancora vivi; anche lei è stata una delle persone che si sono prese a cuore la mia emancipazione e realizzazione. Vari altri risultati importanti sono riuscito a raggiungere in seguito.

Per me il D.U.M. è da sempre un mondo “straordinario-umano” a parte: una realtà dove – come aveva affermato Luigi Gervasoni, un carissimo amico mio ma anche di questa comunità scomparso alcuni anni fa – è possibile che anche le carrozzine scompaiano come per magia. Un mondo a parte dove esiste da sempre – secondo me – un filo quasi invisibile tra la disabilità e la cosiddetta normalità e dove ogni limite diventa una risorsa comune. Quando si viene al D.U.M, per me è impossibile tornare a casa senza quella “carica umana” che, solo vivendo questo tipo di esperienza, si ha sempre modo di beneficiare. Il D.U.M. è un mondo a parte; un mondo che merita di essere sempre esportato dovunque noi viviamo.

Penso che in ognuno di noi ci sia della nostalgia e della tristezza per questo stabile, che ci ha accolto per quattordici anni e che non potremo più usufruire in futuro. Un luogo di vacanza che ha fatto nascere svariati rapporti d’amicizia fra le persone; questa cosa è avvenuta svariate volte anche in me, non solo con le persone che facevano il turno al D.U.M,, ma anche, a volte, con alcune che frequentavano a vario titolo il C.I.F. Anche questo fatto è stato per me stupendo!
Sono certo, comunque, che riusciremo a trovare un’altra “casa” accogliente che ci permetterà di continuare a trascorrere le vacanze; ci permetterà, in particolar modo, di continuare a vivere lo spirito, a mio avviso genuino del D.U.M. e proporlo sempre più alle persone che ne hanno bisogno e ai giovani.

Allora buona festa a tutti, perché anche questo sarà uno di quei grandi momenti da ricordare per sempre!

Paolo Belluzzo
paolobelluzzo@futuracoopsociale.it

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