FONDAZIONE ROMANÍ ITALIA: “LA LINGUA ROMANÉS COME PATRIMONIO DI TUTTI”

FONDAZIONE ROMANÍ ITALIA: “LA LINGUA ROMANÉS COME PATRIMONIO DI TUTTI”

“La lingua minoritaria romanès riconosciuta come patrimonio di tutti”. È questa la nuova proposta di legge presentata dalla Fondazione Romanì che dal 2012 si occupa di creare un profondo cambiamento politico e culturale a favore della minoranza rom.
La cooperativa ha conosciuto questa Fondazione di Pescara in occasione della realizzazione del libro, con format editoriale 99domande, dal titolo: “Romanipè 2.0 – 99domande sulla popolazione romanì”. Per far conoscere meglio la Fondazione a FuturaVillage, ho realizzato una mailintervista al Presidente Nazzareno Guarnieri, che ringrazio ancora per la disponibilità.

1. Che cos’è la fondazione Romanì? Quand’è nata e di che cosa si occupa?

La Fondazione romanì Italia si propone di essere un avamposto per un radicale, profondo e sinergico cambiamento del sistema delle produzioni culturali e politiche per la minoranza romanì, finalizzate alla elaborazione di una nuova romanipè, cioè un modo diverso di essere rom e di essere minoranza nel terzo millennio.
La Fondazione romanì Italia è il risultato di un lungo percorso di partecipazione attiva e qualificata dei rom iniziata nell’anno 2003 e nell’anno 2012 è stata giuridicamente costituita.
La FRI-Fondazione romanì Italia ispirandosi ai principi di democrazia ed uguaglianza, di onestà e di trasparenza, ripudia ogni forma di violenza e di discriminazione.
agisce per favorire la valorizzazione e l’emancipazione della persona e dei gruppi che si trovano esposti al rischio di fragilità sociale e culturale
promuove una consapevole conoscenza della minoranza romanì e coscienza dell’essere rom.

2. In che cosa consiste la proposta legge statale per il riconoscimento della minoranza linguistica romanì che state presentando in tutto il territorio italiano? Che cosa prevede e perché è così importante?

Abbiamo voluto redigere un testo di proposta di legge molto essenziale perché quello che vogliamo è un riconoscimento altrettanto essenziale e inequivocabile: la lingua romanès come lingua minoritaria storica e come patrimonio non solo della comunità di minoranza ma, più ampiamente, della Repubblica.
Uno dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana del 1948, l’articolo 6, è infatti il riconoscimento delle minoranze linguistiche storiche. La legge nazionale 482 del 1999 applica questo articolo a dodici comunità di minoranza ma esclude la minoranza romanì dall’ambito della tutela giuridica.
Diversi tentativi di emendare la legge 482 allargando la sua portata alla minoranza romanì sono falliti, non solo a causa dell’ostilità manifestata da alcune componenti partitiche, ma anche in ragione dei contenuti di alcuni articoli che, di fatto, avrebbero potuto creare situazioni oggettivamente poco gestibili, in particolare nei rapporti tra cittadini di etnia rom e pubblica amministrazione.
Con questa proposta intendiamo affermare la centralità della componente linguistico-culturale nel processo di riconoscimento sia all’interno della comunità romanì, sia all’esterno di essa. Questo doppio riconoscimento è estremamente, drammaticamente urgente.

3. Rom e Sinti sono due parole che vengono utilizzate in modo confuso: sono lo stesso popolo o due diversi?

Rom e Sinti sono due comunità della minoranza romanì che parlano dialetti diversi con una base comune della lingua romanì. La minoranza romanì, presente in tutto il mondo, è composta di 5 comunità:

  • rom,
  • sinti,
  • kalè,
  • manousches,
  • romanichels.

In merito a rom e sinti è stata costruita una confusione ad arte definendoli due popoli, due culture e due lingue. Invece ricerche antropologiche, sociologiche e lingustiche hanno documentato che rom e sinti sono due comunità della minoranza romanì con due dialetti con una base comune della lingua romanì.

4. È stereotipo ormai che i rom siano da sempre popoli nomadi, non affidabili e poco amati. E ancora così? Nel corso della storia, quali percorsi di smentita di questo stereotipo ci sono stati? Quali i percorsi di inclusione sono stati compiuti?

Le comunità romanès non sono nomadi per cultura e la poca conoscenza ha prodotto stereotipi e pregiudizi che nel tempo si sono radicati per l’assenza di politiche di integrazione culturale. È documentato a tutti i livelli che il “sistema” delle produzioni sociali, culturali e politiche per la minoranza romanì, attivo da circa mezzo secolo, produce disastri e non è visibile un cambiamento, il quale oggi è rivendicato con la riproduzione sostanziale del disastroso “sistema” del passato, ed è abilmente comunicato con nomi diversi dei progetti/azioni o delle scelte politiche, ma la sostanza non cambia e la valutazione certificata delle iniziative realizzate è inesistente. Ancora oggi il “sistema” per la minoranza romanì continua ad essere fondato sulla “denuncia” strumento sia per la ricerca dell’autoreferenzialità, politica e mediatica, e proporsi quali presunti esperti, sia per sabotare e strumentalizzare la partecipazione attiva e qualificata dei rom. Ancora oggi il “sistema” per la minoranza romanì continua ad essere composto da politiche, azioni/progetti segreganti-differenziati-assistenziali-folclorostici, per impedire l’evoluzione dell’indentità culturale romanì e per radicalizzare/marginalizzare e folcorizzare la cultura romanì.

5. In un processo di emancipazione dei popoli rom, quanto potrebbe essere determinante, incisiva, secondo lei, la partecipazione dei medesimi a iniziative del territorio in cui vivono?

La partecipazione attiva dei rom è fondamentale, pero … attenzione perché non è sufficiente una partecipazione attiva “come un mezzo” occasionale e personale, ma è necessario la partecipazione attiva dei rom “come un fine” per cambiamenti collettivi. Questa breve premessa porta alla convinzione che oggi è fondamentale la partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva. Pet qualificata si vuole intendere non solo con il possesso di requisiti professionali documentati, ma in particolare con il possesso di requisiti morali.

6. Come mai ha deciso di far parte della Terza Carovana? Che tipo di esperienza si è rivelata?

Quest’anno la Fondazione romanì Italia ha deciso di partecipare attivamente al percorso della 3^Carovana della memoria e della diversità linguistica per avere una conoscenza diretta delle altre minoranze linguistiche presenti sul territorio italiano e per condividere con le comunità romanès due nostre proposte di leggi: una proposta di legge statale per il riconoscimento della minoranza linguistica romanì ed una proposta di legge regionale omnibus per le comunità romanès.
L’esoperienza è stata onerosa e faticosa avendo percorso circa 2000 km in 10 giorni ed aver partecipato attivamente a 12 tappe della carovana, ma siamo molto soddisfatti per aver conosciuto delle comunità dalle quali abbiamo appreso molte conoscenze che possono essere utili anche alla minoranza romaanì, inoltre abbiamo avuto la possibilità di costruire interessanti collaborazioni con altre organizzazioni dell’associazionismo e del mondo cooperativo.

Nazzareno Guarnieri

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