Progetti di domiciliarità: “Costruendo il mio futuro”

Progetti di domiciliarità: “Costruendo il mio futuro”

Di Giovanna De Caro. Uno dei miei grandi sogni è di poter andare a vivere da sola; è un argomento molto discusso, e condiviso, con i miei genitori e mia sorella Maria Antonietta.

Dopo un lungo attendere, inframmezzato da un’esperienza presso la struttura Il Granello di San Vito  al Tagliamento, l’anno scorso una telefonata di un amico mi annunciava di preparare la valigia: la comunità Cjasaluna Paola Fabris, a San Giovanni di Casarsa, mi aspettava. A dire il vero proprio in quel periodo ero un po’ in difficoltà: sentivo il bisogno di cambiare, di fare qualcosa di diverso, di iniziare a prendere la mia vita in mano e farne ciò che avevo sempre desiderato.

E così ho iniziato a incamminarmi in questo progetto ormai in piedi da circa un anno, dapprima trascorrendo una settimana al mese e, da un po’ di tempo,  10 giorni al mese in comunità. Ammetto che non è così semplice, è vero, ma non è nemmeno difficile.
Durante i dieci giorni che vivo in comunità, io comunque continuo a lavorare, a fare le mie attività, e al pomeriggio invece di rientrare a casa da miei genitori, vado in comunità. È davvero piacevole rientrare in questa nuova casa: di solito c’è Paola, una ragazza che vive lì da vari anni, che mi viene incontro, quasi sempre, accogliendomi con un bel sorriso. Una volta fatta merenda, inizio le attività casalinghe, …proprio come se la comunità fosse la mia casa!
Per prima cosa inizio a prepararmi lo zaino, i vestiti che devo mettere il giorno dopo, poi mi preparo le cose per farmi la doccia. Mi sperimento in alcune attività come apparecchiare e sparecchiare la tavola oppure il riordino delle stoviglie.
È stato bello scoprire, che nonostante le mie difficoltà, che anch’io posso fare tante cose! In parallelo al “soggiornare” i 10 giorni in comunità, due volte alla settimana faccio dei colloquio con il mio educatore di riferimento dove discutiamo di argomenti di interesse sulla mia vita e sulla mia autonomia.
Questo progetto durerà circa 3 anni e la sua finalità è quella di poter andare a vivere fuori dal contesto familiare. Lo so che quando non avrò più i miei genitori in vita non sarà come ora, però, la presenza di strutture, di operatori qualificati e la conoscenza di nuovi amici mi consentiranno di avere un futuro sereno. Facendo questo percorso mi sento più sicura, con più fiducia in me, più attiva, prendo più iniziative: quando sono in comunità  mi sento a mio agio, sento che i ragazzi della comunità stanno bene con me e io con loro, con gli operatori ho instaurato un bel rapporto; insomma il tutto mi aiuta a farmi crescere. Ogni volta che vado è sempre una scoperta di cose nuove e piacevoli.
Concludo questo mio racconto innanzitutto ringraziando gli amici de LALUNA che sono gli artefici della comunità, la mia famiglia che mi sostiene, i miei cugini che seppur lontani mi sostengono e alla fine, non da ultimo, i miei migliori amici che mi spronano a fare meglio. Auspico che anche altri genitori facciano intraprendere ai loro cari questo progetto e li sostengono senza avere paura.

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1 Commento

  • Manuele

    Speriamo che tutta l’opinione pubblica si muova su questo argomento, e spinga gli enti pubblici a investire su progetti di autonomia come questi e ancor di più sulla facilitazione all’accesso a case, appartamenti e strutture per una nuova cultura dell’abitare sociale, più sana, efficiente ed economica!

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