ALBERTO FASULO: “CON GENITORI RACCONTO LA DISABILITÀ AL CINEMA”

ALBERTO FASULO: “CON GENITORI RACCONTO LA DISABILITÀ AL CINEMA”

La disabilità, di solito e per svariati aspetti, sconvolge e stravolge la vita non solo della persona che ne è la portatrice ma anche di chi le sta accanto. Può essere questa la sintesi del doc-film
“Genitori” diretto da Alberto Fasulo, friulano e sanvitese, e prodotto da Nefertiti Film. Un progetto che ha coinvolto direttamente l’associazione “Vivere Insieme” di San Vito al Tagliamento, un gruppo di genitori di persone con disabilità che si ritrovano ogni 15 giorni per discutere delle innumerevoli problematiche in cui ogni giorno si imbatte non solo il disabile, ma l’intero nucleo familiare.


Il film documentario è stato presentato lo scorso agosto al Festival di Locarno (Svizzera) e sta riscuotendo molto interesse da parte sia del pubblico che della critica.

Come FuturaVillage ho intervistato Alberto per chiedergli come si è svolta e quali segni ha lasciato in lui quest’esperienza che è durata ben 5 anni di lavoro e di presenza agli incontri dell’associazione.

1. Quando ha conosciuto questo gruppo di genitori? Quando e com’è nata quest’idea di realizzare questo doc-film? Da chi è nata?

Nel 2010 il mio amico Andrea Marangon mi suona il campanello e mi dice che vorrebbe presentarmi l’assistente sociale, Maria Grazia Susanna per una richiesta che non sapeva bene spiegarmi. Da quel caffè con Maria Grazia al primo incontro con il gruppo di genitori dell’associazione Vivere Insieme non credo siano passati molti giorni. In quella prima seduta di presentazioni ho ascoltato le loro realtà e la loro idea di provare a realizzare qualcosa che raccontasse il mondo della disabilità, senza facili e ammiccanti finali da film americani, dove i protagonisti “vissero felici e contenti”, ma piuttosto… E qui non sapevano darmi una risposta chiara, ma sentivo che non era così difficile credere che l’avrei potuta trovare con un gruppo così affiatato, specie con una motivazione di solidarietà come quella che mi si palesava davanti.

2. Quanto tempo è servito per realizzarlo?

Ho incominciato ad andare alle riunioni nel febbraio 2010 e ho finito le riprese del film nel marzo 2015. Ci riunivamo ogni 15 giorni tranne nella pausa estiva e natalizia. Inoltre non ho potuto frequentare il gruppo per 6 mesi durante i quali ho realizzato il film precedente, “TIR”

3. Da che cosa è stato attratto da questo gruppo di genitori e, quindi, dalla disabilità?

La cosa che fin da subito mi catturato è stata l’adesione di questi genitori al progetto del gruppo stesso, e alla forte motivazione che il gruppo aveva nel pensare di raccontarsi e per far capire quanto il gruppo stesso potesse aiutare chiunque nelle loro simili condizioni. La disabilità era un punto di partenza per raccontare sia la forza personale sia l’amplificazione della stessa nel cerchio del gruppo di mutuo auto-aiuto.

4. Come si è sentito inserendosi in questo gruppo? Per caso si è sentito un pesce fuor d’acqua come si suol dire? Qual è stato l’impatto da parte di queste persone con la telecamera?

Mi sono inserito sedendomi accanto a loro, accettando una sedia nel cerchio e dandomi il tempo necessario per aprire il mio sguardo, la mia comprensione sul tema che stavo affrontando. Sinceramente non mi sono mai sentito un pesce fuor d’acqua. La disabilità, e credo che con il film io lo abbia ampiamente raccontato, non è soltanto tra le persone diversamente abili, ma soprattutto tra i così detti “abili”. La telecamera non ha mai dato fastidio a nessuno, perché sapevamo tutti cosa stavamo facendo e per chi.

5. “Genitori”: un doc-film durante il quale si sviscerano diverse sfaccettature della disabilità quasi in sordina; a farlo è questo gruppo di genitori che si riunisce periodicamente. Realizzando il doc-film, sono state modificate alcune dinamiche rispetto gli incontri di questo gruppo o è rimasta semplicemente un’abitudine?

Per la maggior parte delle riprese sono stati gli incontri reali che il gruppo avrebbe fatto anche senza la mia presenza con la telecamera. Alla fine ho chiesto di fare alcune riunioni solamente per le riprese perché dovevo andare a chiudere il film, ma l’impianto del setting è rimasto sempre uguale.

6. Durante questo lungo lavoro – immagino – necessario per realizzare questo doc-film, si è mai sentito coinvolto, partecipe emotivamente in queste discussioni? Ci sono stati dei momenti di smarrimento da parte sua?

Ogni volta, in ogni gruppo, con ogni argomento mi sono sempre sentito coinvolto fin dal mio primo incontro con questo gruppo. Questo è il principale motivo per il quale non sono riuscito a non desiderare di realizzare questo film.

7. “Genitori”: un doc-film che tratta diverse sfaccettature della disabilità. Cosa desiderava trasmettere, in particolare, come regista? Il suo obiettivo è stato raggiunto?

Il mio obiettivo è stato ampiamente raggiunto, la mia intenzione era riuscire a dare agli spettatori la possibilità di entrare in contatto con questa esperienza, con questo gruppo, con queste persone, con queste storie, con questi punti di vista, con questo modo democratico e civile di affrontare i problemi di tutti i giorni. Intendevo riuscire a far capire che il concetto stesso della disabilità è errato, la storia di Selena racconta proprio quanto assurda sia la nostra società che non riesce a riconoscere il valore del lavoro di una ragazza solo perché cammina male.

8. Secondo lei, questo film si è rivelato alla fine anche un’attività terapeutica per questo gruppo di genitori? Per caso è stata un’ulteriore occasione per sentirsi meno soli?

Quando giro un film il primo a beneficiare terapeuticamente sono io e poi i miei protagonisti, con l’augurio che anche lo spettatore possa trovare sollievo sia nell’istante della visione del film che nel ripensarlo dopo. Tutti i miei film spero sempre siano migliorino un po’ la società che mi circonda, la finalità di GENITORI è questa indubbiamente.

9. Qual è stata – ammesso ci sia stata – la soddisfazione principale per lei, come regista, nel produrre questo doc-film?

Non saprei qual è la soddisfazione principale ma è certo che ci sono molte soddisfazioni durante 5 anni di lavorazioni. Alcune sono personali, altre collettive, altre professionali.

10. Dopo quest’esperienza cinematografica, che cosa direbbe se incontrasse per strada dei genitori-parenti di una persona disabile?

Coraggio, coraggio, non mollare, che qui siamo tutti nella stessa barca. L’abbraccerei e gli farei un sorriso, che non costa mai nulla.

Paolo Belluzzo
paolobelluzzo@futuracoopsociale.it

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